Efficienza energetica in Italia

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L’efficienza energetica può essere un’efficace risposta alla pressione sul sistema energetico causata dall’aumento del bisogno di energia, che secondo l’agenzia internazionale dell’energia sarà +37% nel 2040.

L’efficienza energetica, e quindi la riduzione dei consumi, permette non soltanto di risparmiare sui costi, ma apre anche la strada a vantaggi competitivi e nuove opportunità di business.

Proprio sul tema dell’efficienza energetica, l’ente di certificazione Dnvgl – Business assurance e dall’Istituto di ricerca Gfk Eurisko, ha condotto un’indagine interrogando 1557 aziende appartenenti a diversi segmenti industriali in Europa, Asia, Nord e Sud America. Il campione, non può essere considerato come rappresentativo, ma ci permette di farci un’idea sulla posizione del nostro Paese su questo tema.

La sensibilità e la consapevolezza sull’importanza dell’efficienza energetica risulta, in Italia, superiore alla media: i professionisti intervistati considerano per l’85% che l’efficienza energetica possa avere un impatto “sulla propria vita quotidiana” (+ 8% rispetto alla media), per l’89% “sul proprio Paese” (+8%) e per il 92% “sulla società nel suo complesso” (+13%). E in linea con quanto avviene nel resto d’Europa e nel mondo, il 67% sostiene che l’efficienza energetica sia una tematica chiave per le proprie strategie aziendali, mentre il 34% ritiene d’essere avanzato in materia di gestione efficiente.

Il 64% delle aziende italiane negli ultimi tre anni ha realizzato interventi che rientrano nel campo dell’efficienza energetica. Eppure, l’approccio adottato dalle aziende italiane risulta non strutturato: solo il 43% delle aziende adotta strategie ad hoc e appena il 38% si pone obiettivi misurabili (rispettivamente -14% e -17%). In confronto alle imprese degli altri Paesi, inoltre, sono ancora meno gli italiani che affrontano le questioni di efficienza energetica prendendo in considerazione tutti i livelli organizzativi aziendali: il 31% fissa obiettivi generici (- 6% sulla media), mentre sono esigui i numeri di chi si pone obiettivi a livello di funzione (8%; -14%), di area (4%; -10%) o di equipaggiamento (2%; -8%).

Si tratta, dunque, di interventi che hanno principalmente l’obiettivo di contenere i costi nel breve periodo, mancando una visione globale, capace di tracciare il dispendio energetico, tanto che solo un’azienda su tre sappia quantificare i risparmi ottenuti dalle iniziative. Tuttavia, il 56% dichiara che in futuro manterrà o aumenterà i propri investimenti in efficienza.

A livello regionale, Avvenia, società specializzata nella white economy (efficienza energetica) ha calcolato «l’indice di propensione all’efficientamento energetico» delle aziende nelle diverse regioni d’Italia. Ne deriva una graduatoria che vede in testa l’Umbria, con un indice del 46,2%, seguita dal Trentino Alto Adige (42,9%) e dall’Abruzzo (40,7%). Al quarto e quinto posto figurano Lombardia e Sardegna (rispettivamente 39,6% e 38,5%).

Secondo Avvenia, l’impegno per l’efficienza energetica aumenta con l’aumentare delle dimensioni dell’azienda, ma non si deve sottovalutare l’impegno al riguardo da parte di piccole e medie imprese. La propensione all’efficienza energetica continua a crescere, quindi, e le agevolazioni approvate dal governo non possono che essere un incentivo a fare sempre di più.

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